Trump a Riad per fermare
la Mezzaluna sciita

Donald Trump e il principe saudita Mohammed bin Salman

Donald Trump e il principe saudita Mohammed bin Salman

di Giordano Stabile –

Il presidente americano arriva oggi a Riad con il biglietto da visita del primo raid americano diretto contro una milizia sciita, probabilmente irachena, in Siria. Musica per le orecchie dei Paesi del Golfo, e dei loro alleati. La stabilità, vista dal fronte sunnita, significa soprattutto fermare la costruzione della Mezzaluna sciita, sognata da Teheran, che marcia a passo spedito in Siria e in Iraq.

diGiordanoStabile

Giordano Stabile

L’Amministrazione Trump ha reagito, su suggerimento del principe Mohammed Bin Salman, ministro della Difesa saudita e secondo nella linea di successione al trono, con il rafforzamento dei ribelli al confine con la Giordania, per cercare di tagliare la strada agli sciiti. Ieri milizie e ribelli, e forze speciali americane, si sono trovati quasi a contatto vicino al posto di frontiera di Al-Tanf e sono dovuti intervenire i jet.

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Al di là degli accordi commerciali, e contratti fino a 300 miliardi per la vendita di armi, al di là della retorica sulla convivenza fra culture e religioni diverse, sarà questo il vero tema del vertice. I sunniti, a volte esagerando, vedono in corso la costruzione di un’egemonia iraniana in Medio Oriente. E vogliono fermarla a tutti i costi.

Nonostante i problemi di Trump, Arabia e alleati vedono nella nuova Amministrazione la fine dell’incubo Obama, troppo sbilanciato verso Teheran ai loro occhi. Sono disposti a mettere sul piatto molti soldi.

Khamenei dan Rouhani e Barack Obama

Khamenei dan Rouhani e Barack Obama

Per acquistare armi americane e formare una «Nato araba» in grado di alleviare in parte gli americani dal peso dell’impegno militare. Ma esigono un’applicazione rigidissima dell’accordo sul nucleare con l’Iran, sanzioni contro i test missilistici.

E soprattutto impedire che Siria e Iraq a trazione sciita si saldino. A costo di sacrificare i curdi nel Nord della Siria, ora in buoni rapporti con Assad. È la richiesta anche dell’altra grande potenza sunnita, la Turchia. E l’unico punto su cui per ora Trump non sembra disposto a cedere.

 (la Stampa)

 

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