Trump rompe gli indugi
Salta l’accordo nucleare
Tornano le sanzioni all’Iran

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di Sergio Rame –

L’annuncio è atteso per la prossima settimana. O, almeno, è questo che si aspetta la stampa americana. Secondo il Washington Post, che cita fonti familiari con la strategia della Casa Bianca, Donald Trump “decertificherà” l’accordo sul nucleare iraniano. Per il presidente degli Stati Uniti l’intesa “non è nell’interesse nazionale degli Stati Uniti”. E, per questo, ha deciso di “sottoporre la questione al Congresso”.

Sergio Rame

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Si tratterebbe del primo passo di un processo che potrebbe portare al ripristino di sanzioni americane contro Teheran, un colpo all’accordo sul nucleare raggiunto nel 2015 fra l’Iran e le potenze del 5+1 (cioè Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito, Francia e Germania).

Lo scorso 19 settembre, dal podio dell’Assemblea generale dell’Onu, Trump aveva detto che “l’accordo con l’Iran sul nucleare è un imbarazzo per gli Stati Uniti”. L’indomani, rispondendo a una domanda dei giornalisti, aveva detto di aver preso una decisione, ma si era rifiutato di dire quale fosse questa decisione. Entro il 15 ottobre, però, gli Stati Uniti devono certificare se Teheran stia o meno rispettando l’accordo.

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“Precisamente – si legge il Washington Post – Trump deve riferire al Congresso se Teheran rispetta l’intesa e se ritiene che questa sia nell’interesse degli Stati Uniti”. A quel punto, in caso di bocciatura da parte del presidente, il Congresso ha sessanta giorni per valutare i passi successivi decidendo, per esempio, se imporre nuovamente le sanzioni a cui Washington aveva rinunciato in virtù dell’accordo. “Di per sé la mossa non viola l’accordo – scrive il Washington Post – ma il parere di Trump farà partire l’orologio in attesa del ripristino delle sanzioni”.

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Trump e Netanyahu

Secondo fonti vicine alla Casa Bianca, Trump dovrebbe tenere un discorso il 12 ottobre per enunciare una strategia relativa a terrorismo e instabilità in Medioriente.

Nell’ambito di questo discorso dovrebbe aprire alla possibilità di modificare l’intesa del 2015, ma astenendosi dal raccomandare al Congresso la reimposizione delle sanzioni che di fatto costituirebbe una abrogazione dell’accordo. Tutte le fonti consultate dal Washington Post, tuttavia, sottolineano che “i piani non sono del tutto fissati e potrebbero cambiare”.

(Giornale)

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