Tutti gli uomini del virus
La vita al tempo dei virologi

di Gerardo Verolino –

Ogni sera, da tre mesi filati, assistiamo alle performances dei nuovi divi che hanno soppiantato i vecchi divi televisivi, cioè i Masterchef, dall’interesse degli italiani: i virologi. Da tre mesi, accendi il televisore o ti colleghi al web e senti, ininterrottamente, i nomi di Galli, Pregliasco, Ascierto, Capua, Ricciardi, Brusaferro, Rezza, Burioni, per citarne solo alcuni al posto dei Cracco, Cannavacciuolo, Borghese, Rugiati, Oldani, Ruini, i quali ti sciorinano dati sull’andamento dei contagi, sulle curve epidemiche, sulla forza del virus, sulle norme igieniche, sul droplet, sulle mascherine così come i cuochi ti consigliavano le dosi giuste per le Tar tin agli scalogni o come insaporire il filetto alla Wellington.

Gerardo Verolino

Che poi più che da virologi (stellati) che devono informarci a che punto è lo studio sui vaccini, si vestono da indovini, azzardando previsioni sulla durata del virus e sulla sua possibile estinzione. Ne avessero azzeccata una. Tre mesi fa dicevano che le probabilità del virus di propagarsi nel nostro paese erano pari allo zero invitando la gente ad abbracciare un cinese e consigliando al sindaco Sala di nonfermaremilano. Fino a una repentina, con l’incalzare dei contagi e dei ricoveri in terapia intensiva, marcia indietro, cambiando, come nulla fosse, opinione, asserendo che bisogna chiudere tutto, che la situazione è disperata, mandando la gente nel panico.

Tutti gli uomini del virus

Certo, un minimo di informazione sugli sviluppi del virus ci vuole. Ma la monopolizzazione dei palinsesti, 24 ore al giorno, che dura da tre mesi a questa parte, per sentire sempre un Pregliasco che ci angoscia sull’andamento dei contagi o un Rezza che ci informa che ad Ottobre, il virus, potrebbe ripresentarsi più aggressivo di prima, appare come uno sterile esercizio masochistico che sarebbe bene evitare.

Ormai abbiamo capito che il Covid 19 è sì un agente patogeno da non sottovalutare ma che non ci troviamo di fronte alla peste nera del Trecento e il virus ha fatto grossi danni solo al Nord e soprattutto in Lombardia e che quindi sarebbe preferibile, in ogni caso, un’informazione più misurata e sobria, meno ansiogena e catastrofista.

A tal proposito vengono in mente le altre pandemie che ci hanno colpito negli ultimi decenni, dall’asiatica alla Sars fino alla suina (a ricordarci che quando Mao startunitisce l’Europa s’ammala), che pure cominciano a mietere vittime, ma che vengono raccontate dall’informazione senza scadere nel sensazionalismo più catastrofistico e dai governi senza, necessariamente, mandare nel panico la popolazione facendo, inoltre,  ricorso a misure eccessive e fuorilegge come l’instaurazione dello Stato totalitario e il coprifuoco nelle città.

E se vogliamo ricordare un episodio simile a quello di oggi per la portata a livello mondiale e per lo sgomento che suscita alla sua diffusione in Occidente (l’Aids nasce nel 1920 a Kinshasa nell’Africa coloniale) ci viene in soccorso cosa avviene allo scoppio dell’altra pandemia tele-globalizzata dell’ultimo secolo, l’Aids. La gente, proprio come adesso, ha un senso di smarrimento, comincia ad avere atteggiamenti irrazionali dettati dalla paura discriminando i possibili untori.

Ryan White

Tra gli episodi famosi c’è  quello del primo ragazzo emofiliaco in America, e, che viene espulso dalla scuola, proprio come adesso si discriminano tanti medici ed infermieri che vengono visti come appestati nei condomini dove risiedono. Stessa discriminazione che subisce Rock Hudson, il celebre attore di Hollywood, che, alla scoperta dell’infezione, nell’ospedale di Parigi dove si trova, gli ospiti, se la danno a gambe levate, mentre le compagnie aeree si rifiutano di riportarlo in patria.

Rock Hudson

Alla fine viaggia, da solo, in un velivolo vuoto. Insomma la paranoia, anche negli anni ’80, si sta diffondendo. Ma, per fortuna, in quel momento, vengono in soccorso della ragione, le avvedute classi dirigenti dell’epoca che si prodigano di informare la popolazione correttamente evitando di terrorizzarla e senza far ricorso, come adesso, a misure draconiane come le restrizioni delle libertà personali per impedire i rapporti tra le persone.

Fernando Aiuti bacia una ragazza sieropositiva

Ma più semplicemente e razionalmente ricordando loro che la vita deve continuare e che per evitare il contagio basta usare, nei rapporti sessuali, il preservativo. Anche Italia, dove la malattia provoca scene di isteria collettiva, il celebre immunologo Fernando Aiuti, per dimostrare a tutti che il virus non si contrae attraverso la saliva, bacia a favore di telecamere, una ragazza sieropositiva, Rosanna Iardino sconfiggendo con quel semplice gesto tutti i pregiudizi e l’ignoranza che giravano attorno all’Aids.

Se la malattia si fosse propagata oggi nel Mondo, le imbelli classi dirigenti occidentali e, soprattutto, l’inadeguato governo italiano, per arrestare la diffusione del contagio, avrebbero imposto come una soluzione risolutiva l’evirazione di massa.

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