Tutti insieme
non appassionatamente…

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di Francesco Lucrezi –

In tempi di crisi e di difficoltà viene istintivo stringersi gli uni agli altri, provare un comune senso di solidarietà, sentirsi parte dell’unica, grande famiglia umana. Sono certo che tutti i genitori e nonni che abbiano figli e nipoti tra, più o meno, i sette-otto e i quattordici-quindici anni stiano passando molto tempo a trasmettere loro questi valori, a spiegare quanto sia importante aiutarsi gli uni con gli altri, marciare tutti nella stessa direzione, pensare a chi è più sfortunato, essere consapevoli che si vince, o si perde, tutti insieme.

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Francesco Lucrezi

Non è il caso mio, perché le mie figlie sono adulte, e i miei nipotini sono troppo piccoli, altrimenti parlerei anch’io così, perché è quello che penso. Ci sentiamo tutti un po’ più “buoni”, magari un po’ ingenui, come a Natale, ed è giusto così.
Però, a essere sinceri, com’è faticoso, a volte, essere buoni, compassionevoli, solidali con tutti, proprio con tutti.

Che sforzo a dover reprimere, dentro di noi, dei sentimenti non esattamente amorevoli verso qualcuno che ci sta tanto antipatico; che forzatura dovere augurare pace e bene a tutti, senza malevoli distinguo e sgradevoli eccezioni.  No, non si deve fare, e infatti non lo farò. È chiaro che bisogna augurare a tutti, assolutamente a tutti di stare in buona salute, al riparo dalle pericolose grinfie del malefico virus. È solo per fare pubblica ammenda dei miei istinti meno nobili, pertanto, che dichiaro quali sono alcune persone verso le quali mi è venuto di covare “cattivi pensieri”.

epa08233802 Iranian women wearing face masks wait in line at a polling station set up at the Abdol Azim shrine during the parliamentary elections in Shahr-e-Ray, Tehran Province, Iran, 21 February 2020. Iranians are heading to the polls to elect their representatives to the Islamic Consultative Assembly amid a worsening economic crisis and escalating tensions with the US. EPA/ABEDIN TAHERKENAREH

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I primi che mi vengono in mente sono degli illustrissimi professoroni americani (due, mi pare, ma sono sicuro che il numero crescerà) che, con una logica stringente e inoppugnabile, hanno spiegato che, dato che l’Iran è uno dei Paesi maggiormente colpiti dal corona, e dato che l’entità sionista ha detto che ha il vaccino quasi pronto, è chiaro come il sole, se due più due fa quattro, che è stato il piccolo Satana a creare in laboratorio il virus, per colpire la Repubblica islamica, e poi, dopo avere piegato il principale nemico, vendere indisturbato al mondo il taumaturgico rimedio, per farsi un sacco di soldi.

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Parole che, ovviamente, sono suonate musica alle orecchie degli ayatollah, che hanno provveduto a diffonderle “ex cathedra” in tutto il Paese. Dobbiamo augurare anche ai professori e agli ayatollah, ovviamente, di non ammalarsi, e giuro che lo faccio.

Ma che fatica doverlo fare…
E ancora. Tutto il mondo è in trepida attesa dell’agognato rimedio, la domanda “quando arriverà il vaccino?” risuona come un mantra, medici e ricercatori sono bersagliati da frotte di gente che li assilla, non ce la fanno più a rispondere, mettono in sovrimpressione sugli schermi la scritta “non lo so quando sarà prodotto il vaccino, spero presto, non me lo chiedete più, per favore”, per risparmiare fiato.

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Anch’io, ovviamente, lo attendo, anch’io spero che arrivi presto, e che sia in quantità sufficiente per tutti i sei miliardi di abitanti del pianeta. Tutti devono poterlo assumere, immediatamente. Anche quelli che, in Italia, fino a poco va, dicevano che i vaccini non sono altro che una bufala delle multinazionali, una “fake” per fare soldi, un tranello per i gonzi.

Anche coloro che minacciavano di morte, fino a poco fa, i medici e gli scienziati che osavano mettere in guardia la gente dal bersi il loro micidiale cocktail di idiozia, ignoranza e delinquenza.

In questi giorni di solidarietà universale, di amore e misericordia verso tutti, non sarebbe carino ricordare che di questa gente facevano parte anche i capi di quello che fino a poco fa era il primo partito (pardon, movimento) italiano, e che ancora oggi guida il Paese.

Naturalmente non lo dicono più, e negano di averlo mai detto (“ma davvero? Qualcuno ha detto questo? E chi è stato?”). Nessuno di loro proverà un minimo di imbarazzo a chiedere, con trepida speranza, l’agognato toccasana. “Chi, io?”, risponderanno al farmacista che dovesse chiedergli, per caso: “mi pare di averla vista in televisione, un paio d’anni fa: non era quello che diceva che i vaccini fanno diventare autistici?”
Auguriamo anche a loro, ovviamente, di avere il più presto possibile l’ex tranello per gonzi, e di farne buon uso. Suggerendo anche, magari, di rimuovere, per un po’, gli specchi da casa, per non doverci guardare la propria faccia.

(Moked)

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