Ucciso il terrorista di Berlino
Non fugge dalla guerra
ma viene qui a farcela

Italian police cordon off an area around a body after a shootout between police and a man in Milan's Sesto San Giovanni neighborhood, early Friday, 23 december, 2016. ANSA//Daniele Bennati

di Vittorio Feltri * –

Anis Amri, il terrorista responsabile dell’attentato a Berlino al mercatino di Natale è stato ucciso nella notte a Sesto San Giovanni. Appena arrivato in treno dalla Francia, Amri è stato fermato da una volante ed subito ha sparato agli agenti urlando “Allahu akbar”. E’ stato ucciso durante la sparatoria

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Vittorio Feltri

Non era pachistano, ma tunisino. Il macellaio di Berlino era incazzato perché in Italia non lo avevano riconosciuto per profugo. Costui aveva preso un barcone in Africa. Il famoso viaggio della speranza (di ammazzarci). Purtroppo non è annegato nella traversata. I bastardi non affogano.

Approdato da noi ha incendiato il centro di accoglienza dove era stato fraternamente nutrito e accudito. Strano ma vero: è stato condannato e spedito in carcere. Una volta fuori di cella, siamo tornati alla ottusa normalità italiana, cioè è stato immerso nella bambagia dell’ospitalità suicida.

Cacciarlo? Figuriamoci. Offriamogli una seconda chance. Teniamolo qui. C’è la sua bella comunità di confratelli pronti a rieducarlo, sostenerlo, e se scivola nella tentazione, lo denunciano al volo.

BERLINO

Fabrizia di Lorenzo, l’italiana morta a Berlino

Così, invece di essere rispedito a casa sua, ha spedito al Creatore i suoi nemici: ha preso la strada della Germania, e ha ammazzato dodici cristiani con un Tir. L’ora successiva alla notizia e alle immagini della devastazione ho pigiato sui tasti e pubblicato su Libero la mia trascurabile ma sentita opinione, che rispolvero per i dimentichi: fuori dai coglioni, non prendiamoci più in casa gente così. L’albero lo giudichiamo dai frutti: se la mela è avvelenata, e ammazza innocenti al mercatino di Natale, tagliamo la pianta tossica, reimbarchiamola, impediamole di proliferare. Ho scritto questo, ho avuto ragione alla lettera.

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Anis Amri fotografato al suo arrivo a Lampedusa

Come spesso accade, il primo sentimento è quello giusto. Non è stata la pancia a suggerirmi questi semplici concetti, ma la testa, assai sensibile all’adrenalina della paura, la stessa che consente alle gazzelle di sottrarsi alle unghie e ai denti del leone, scappando a velocità supersonica. Gli uomini, e specialmente gli anziani come il sottoscritto, piuttosto che darsela a gambe, ritengono più razionale far usare le gambe a chi non ha nessun diritto di invadere il nostro Paese, non ha intenzioni pacifiche, insomma è un potenziale bastardo. Non fugge dalla guerra, ma viene qui a farcela. Non so se l’avete notato. Non ho usato apposta la parola islamico, non ho tirato in ballo Allah. Ma lo stiamo pensando tutti. Ignorare la fede dell’assassino è come pretendere di raccontare una strage rinunciando a prenderne in considerazione la causa. Il movente non è stata la follia, ma “un’ideologia omicida che trova una giustificazione esplicita in una interpretazione non squilibrata ma letterale di alcuni passi del Corano”.

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Questo lo ha scritto Claudio Cerasa del Foglio, il quale è giovane e forbito. Io lo sono di meno, sia giovane sia forbito, ma concordo e constato che la religione c’entra, e nello specifico quella musulmana, perché i terroristi sterminano la gente inerme in nome di Allah e non di San Giuseppe. Prendono esempio dal loro fondatore, che tagliò centinaia di gole israelitiche, ordinò la conquista del mondo, e loro da mille e cinquecento anni ci provano.

Cacciare il milione e mezzo di islamici oggi in Italia? Colpevolizzarli tutti come assassini? Mai scritto questo. Mi sono limitato a dire che devono menare le tolle quanti vengono ospitati da noi e non rispettano la nostra civiltà, coltivando adepti alla causa del nostro sgozzamento. È noto: i terroristi islamici a volte trovano ospitalità in parrocchia, ma non è lì che sono catechizzati. Sono funghi che spuntano nel bosco islamico. Estirpiamo le piante sotto cui usano buttar fuori la cappella le amanite falloidi.

*giornalista e scrittore. Direttore di Libero

(Libero)

 

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