Ultimatum ad Hamas

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di Lorenzo Vita –

Israele è pronto a avviare un vasta operazione militare contro la Striscia di Gaza. A rivelarlo, i media israeliani, in particolare Channel 10, che ha riportato la notizia secondo cui le autorità israeliano avrebbero dato ordine alle Israel defense forces (Idf) di tenersi in allerta. 

Lorenzo Vita -

Lorenzo Vita –

Secondo i media, il governo di  Benjamin Netanyahu ha mandato ad Hamas un messaggio molto chiaro: se non sarà fermato immediatamente qualsiasi lancio di ordigni incendiari, l’esercito israeliano potrebbe passare alle maniere forti, facendo partire l’attacco su Gaza.

Il messaggio, a detta delle informazioni ottenute dalle autorità israeliane, sarebbe stato recapitato ai vertici di Hamas tramite l’intelligence egiziana. Egitto e Israele da anni condividono informazioni e politiche per ciò che riguarda la Striscia di Gaza.

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Valico di Rafah

Il Cairo ha su Hamas una forte influenza e i valichi per l’accesso alla Striscia rappresentano uno strumento di fondamentale importanza per piegare l’organizzazione che controlla l’enclave palestinese. E la chiusura in queste ore del valico di Rafah è un segnale inequivocabile.

Hamas ha ordinato una tregua unilaterale. Il lancio di razzi si è interrotto dopo che gli aerei  israeliani avevano colpito in risposta all’ennesima scarica di missili nel territorio dello Stato ebraico. Ma il governo Netanyahu non sembra essere in procinto di accettare questo tipo di situazione. La questione degli  aquiloni incendiari, ad esempio, è diventata prioritaria. Gli israeliani considerano questo tipo di arma un pericolo: Hamas, tuttavia, non ha incluso questo strumento nella tregua, parlando esclusivamente di missili.

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Gli aquiloni molotov

Citando fonti palestinesi, il rapporto afferma che Hamas si limiterà a fermare completamente i lanci di aquiloni incendiari soltanto se riuscirà a ottenere prima qualche prova di buona fede da parte israeliana, come ad esempio la riapertura del valico di Rafah con l’Egitto. Per la Striscia, i valichi sono l’unica fonte di sostentamento e l’unica porta di accesso verso l’esterno. E le condizioni economiche, sanitarie e sociali dell’enclave sono ormai vicine al collasso.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu in visita lunedì ad un asilo di Sderot

Netanyahu in visita ad un asilo di Sderot

Ma, da parte del governo Netanyahu, la questione è diversa. Non accetteranno alcuna deroga se non saranno fermati gli ordigni, di qualsiasi tipo, verso lo Stato ebraico.  Nella scorsa settimana, uno dei  palloni incendiari lanciati da Gaza ha colpito il giardino di un asilo: nessun ferito, ma la paura è stata molta. E gli abitanti locali hanno già mostrato tutta la loro insoddisfazione al premier (l’altro giorno in visita a Sderot) per l’assenza di protezione.

Intanto le forze armate israeliane hanno avviato imponenti esercitazioni militari in tutto il Paese. Fra queste manovre, spicca la simulazione ad opera della 162esima Divisone corazzata, che si addestra nell’occupazione di Gaza.

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Nadav Argaman, Eliezer Toledano, Gadi Eisenkot, Benjamin Netanyahu, Avigdor Liberman

Netanyahu, in tour nel Paese, ha detto che Israele era già in una “campagna militare”. “Siamo in una campagna militare in cui ci sono stati scambi di colpi. Sono pronto a dire che le Forze israeliane sono preparate per qualsiasi scenario”. Il primo ministro è stato raggiunto dal ministro della Difesa Avigdor Lieberman, dal capo di Stato maggiore Gadi Eisenkot e dal capo dello Shin Bet, Nadav Argaman. Le Idf sono pronte, così come i servizi d’intelligence.

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Ma l’opinione pubblica non è totalmente a favore di questa guerra. Molti ritengono un eventuale conflitto con Gaza una scelta sbagliata. I media che non si allineano a Netanyahu contestano in particolare il fatto che non si possa giustificare, di fronte alla comunità internazionale, una guerra di vasta entità soltanto per il lancio di aquiloni incendiari. Il rischio di provocare una dura reazione del mondo e di isolare ancora di più Israele dai partner mediorientali è molto elevato. Le immagini dei morti durante le manifestazioni al confine con la Striscia sono ancora molto vive nelle menti dei governi locali e dei media internazionali.

(Giornale)

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