Un mondo senza ebrei
Il veleno nel cuore e nel cervello

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di Pierluigi Battista

E’ ancora utile aggiungere un libro alla foresta di titoli che in questi anni si sono moltiplicati per studiare la Shoah? Certamente, perché studiare l’immaginario, le emozioni, le motivazioni profonde che avevano portato molti tedeschi a sognare, sì, proprio a «sognare», un «mondo senza ebrei» ci aiuta a capire quale veleno si fosse insinuato nel cuore e nel cervello della Germania hitleriana fino a portarla a concepire e attuare lo sterminio del popolo ebraico. Un mondo senza ebrei è appunto il titolo di un libro in uscita in Italia dello storico Alon Confino (pubblicato da Mondadori).

Alon Confino

Alon Confino

Si apre con una scena atroce ricavata dalla Notte dei Cristalli del 1938 in una cittadina a pochi chilometri da Norimberga. Le vetrine dei negozi degli ebrei distrutte, gli ebrei picchiati per strada e addirittura frustati sul palco, i malati dell’ospedale ebraico fatti sgomberare per portarli a Dachau, le sinagoghe assaltate e devastate. E poi un particolare, che può sembrare un piccolo particolare in confronto alla gravità di quello che stava accadendo e che accadrà pochi anni dopo quando la macchina dello sterminio verrà messa in moto: «La Bibbia ebraica, uno dei simboli più sacri della civiltà cristiana in Europa, venne pubblicamente data alle fiamme», i rabbini costretti a calpestarla dopo che la Torah era stata srotolata sulla piazza.

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Perché? Quale istinto primario, quale emozione profonda animò la volontà dei nazisti di dare alle fiamme un simbolo religioso caro anche ai cristiani, il Vecchio Testamento, la Bibbia, la religione del Padre? In quel gesto — spiega Confino in un’indagine storica di cui il lettore potrà apprezzare anche la forza letteraria, la capacità di raccontare fatti terribili e di scandagliare nell’interiorità insondata di chi se ne fece autore fino a diventare un carnefice spietato — si «esaltarono le emozioni» e si «eccitava l’immaginazione».

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Ecco il punto ancora poco investigato nella ricostruzione della persecuzione antiebraica e del tentativo di annientare un intero popolo: l’immaginazione, le emozioni, le fantasie.

Sappiamo tutto delle teorie del razzismo biologico nazista che portavano alla cancellazione del popolo ebraico, sappiamo tutto dell’organizzazione industriale dello sterminio, sappiamo tutto sulla «banalità del Male», il docile piegarsi del popolo tedesco al ruolo di carnefice volonteroso e obbediente. Sappiamo poco dell’eccitazione con cui, bruciando i rotoli della Bibbia ebraica, i nazisti volevano ricostruire tutta un’altra storia delle origini, immagine un’identità che eliminasse la presenza ebraica dal presente ma anche dal passato: un «mondo senza ebrei», appunto.

Le «motivazioni» della guerra che i tedeschi nazisti scatenarono contro gli ebrei «non erano di ordine pratico» perché «persecuzione e sterminio si basavano sulla fantasia, in quanto le credenze antiebraiche non avevano alcun fondamento nella realtà».

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Scrive Confino: «Perseguitando e sterminando gli ebrei, i tedeschi fecero guerra a un nemico immaginario privo di intenzioni bellicose contro la Germania, un nemico che non aveva né un esercito né uno Stato né un governo». Pensate quale condizione paradossale della guerra scatenata dai nazisti contro gli ebrei. Non c’era niente che rendesse quella guerra sia pur vagamente fondata su basi razionali: «Tra tedeschi ed ebrei non vi era alcun conflitto relativo a questioni di territorio, di confine, di risorse o di potere politico, spesso alla base dei casi pulizia etnica e di genocidio nel mondo moderno». Niente di niente, solo fantasticheria pura, dove l’antisemitismo diventava «guerra che verteva sull’identità». Nella Bibbia ebraica che i nazisti bruciarono insieme ai negozi degli ebrei e ai malati ebrei cacciati da un ospedale per essere spediti a Dachau (campo di concentramento e non di sterminio) c’era la prova che all’origine dell’identità tedesca c’era l’elemento alieno ed estraneo dell’ebraismo.

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Era questo «vizio» d’origine che i nazisti volevano purificare. Volevano far sparire la prova storica dell’influenza ebraica sull’intera civiltà, volevano costruire nell’immaginazione e nella fantasia e poi nella realtà della persecuzione l’allucinazione di una «Germania degiudeizzata». Il «mondo senza ebrei» è il mito «allucinato e fantasmagorico», come lo definisce Confino, che fa dire ai tedeschi nazisti con una prosa che non ha più nulla di logico come «l’ebreo sia il vero opposto di un essere umano, l’incarnazione del male. Chi lotta con gli ebrei, lotta col diavolo». È utile precisare che questo lessico è il frutto della fantasia di due studiosi che al tempo venivano considerati «illustri accademici». L’intera Germania antisemita venne catturata da questo demone che distingue la persecuzione antiebraica nazista tanto diversa dai «normali» pogrom antiebraici che avevano insanguinato città e villaggi dell’Est europeo. Qui una terribile fantasticheria si impose senza freni, come antefatto dello sterminio di qualche anno successivo. E l’immaginazione divenne un incubo assoluto.

(Corriere della Sera)

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