Odio che viene da lontano

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di Francesco Perfetti –

Fu un giornalista tedesco, Wilhelm Marr, a coniare nell’ultimo scorcio del XIX secolo, nel 1879, il termine «antisemitismo». Era uno strano personaggio, figlio di un’attrice e di un direttore di teatro, imbevuto di una confusa miscela di idee che mettevamo insieme pangermanesimo, anarchismo e comunismo. Scrisse libri e fondò società segrete, ossessionato dalla convinzione che gli ebrei stessero controllando la finanza, l’industria e la politica tedesche.

Francesco Perfetti 222

Francesco Perfetti

L’ostilità e l’odio per gli ebrei, peraltro, erano sentimenti antichissimi. Lo ha dimostrato in una grande “Storia dell’antisemitismo” uno storico francese di origine russa, Leon Poliakov, il più autorevole studioso non solo del genocidio degli ebrei ma anche delle diverse motivazioni e manifestazioni di antisemitismo.

Wilhelm Marr

Wilhelm Marr

Per secoli il cristianesimo accusò gli ebrei di “deicidio” e sostenne che su di essi gravava il peso di una maledizione da espiare. Molti stereotipi, peraltro senza fondamento, sulle caratteristiche morali, e finanche fisiche, degli ebrei dilagarono anche nella letteratura: “Il mercante di Venezia” di William Shakesperare è un esempio emblematico.

Leon Poliakov

Leon Poliakov

Con l’evoluzione degli Stati nazionali dopo la rivoluzione francese, si operò un processo di emancipazione degli ebrei che si integrarono nella società borghese. Tuttavia, proprio da questo momento — lo ha scritto Hannah Arendt nel bellissimo libro su “Le origini del totalitarismo” — si ebbe la trasformazione dell” antiebraismo” in “antisemitismo”: gli ebrei da “casta da discriminare” divennero “razza inferiore” e la tesi della “maledizione” lasciò il posto a quella della “inferiorità biologica”.

Édouard Drumont, collage con il giornale antisemita che ha fondato

Édouard Drumont, collage con il giornale antisemita che ha fondato

Alle basi di tale processo vi furono le elaborazioni teoriche del razzismo:quelle del francese Joseph-Arthur de Gobineau, autore del “Saggio sulla ineguaglianza delle razze umane”, e dell’inglese Houston Stewart Chamberlain con l’opera “Fondamenti del secolo XIX”.

Hannah Arendt nel

Hannah Arendt

Da allora l’antisemitismo si diffuse a macchia d’olio. In Francia, per esempio, si incontrò col nazionalismo nel clima xenofobo seguito alla disfatta del 1870. Eduard Drumont scrisse “La Francia giudea”, fondò un quotidiano antisemita, si impegnò nella creazione della Ligue antisémite.

In Austria, dove gli ebrei avevano conquistato posizioni considerevoli in campo economico e nell’attività intellettuale e dove godevano della protezione imperiale, fu antisemita il più importante partito del Parlamento austriaco, quello cristiano-sociale.
In Russia l’antisemitismo venne utilizzato per scaricare sugli ebrei il malcontento popolare culminato in pogrom tollerati e talora incoraggiati dal governo. Per iniziativa della polizia zarista vennero fabbricati e diffusi “I protocolli dei savi Anziani di Sion”, che parlavano di un preteso programma di conquista del mondo da parte dell’ebraismo internazionale.

indexIn Germania l’antisemitismo ebbe diverse declinazioni, dal filone pangermanistico a quello di Marx e dell’hegelismo di sinistra, da quello intellettuale alla Wagner che denunciava  l’«ebraizzazione» dell’arte moderna fino a quello razziale.
E proprio in Germania, nella Germania nazionalsocialista sulla scia del “Mein Kampf’ di Hitler, l’antisemitismo si concretizzò nella Shoah. Un orrore criminale impensabile e inimmaginabile.

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Ma, soprattutto, ingiustificabile. Come ingiustificabile fu, in Italia, dove l’antisemitismo razziale non aveva radici, l’adozione nel 1938 della legislazione razziale per compiacere l’alleato tedesco. La storia dell’antiebraismo, prima, e dell’antisemitismo, poi, è lunga e articolata. Ed è bene conoscerla, approfondirla e ripensarla. Come un monito per il futuro.

 (Nazione)

 

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