Un Paese morto dentro

di Giulio Meotti –

Andiamo incontro al disastro paese. Il presidente dell’Istat Blangiardo ha detto che l’Italia il prossimo anno a causa della pandemia vedrà scendere le nascite sotto la soglia psicologica delle 400.000 (quando sono nato io erano 800.000 all’anno circa e ancora dieci anni fa erano 560.000). E’ un calo che si aspettavano soltanto fra 12 anni.

Due scenari possibili per l’Italia. Il primo più pessimista è la DDR dopo il crollo del Muro. Se invece “ci va bene” sarà la Grecia che dopo il 2008 ha sperimentato un crollo delle nascite del 20,4 per cento.

Oggi per 400.000 nascite in Italia abbiamo 600.000 morti. Ma questo numero nei prossimi anni salirà a 800.000. Significa che perderemo 400.000 abitanti ogni anno. 4 milioni in 10 anni. Significa un paese morto dentro, senza energia, senza vitalità, con meno consumi, meno imprenditorialità.

Come racconto nel mio nuovo libro su Ratzinger “L’ultimo Papa d’Occidente?”, Benedetto XVI spiegò: “C’è una strana mancanza di voglia di futuro. I figli, che sono il futuro, vengono visti come una minaccia per il presente.

Giancarlo Blangiardi

Il confronto con l’Impero Romano al tramonto si impone”. La soluzione che la nostra classe dirigente cosiddetta ha scelto da tempo? Non potenziare e proteggere le famiglie che sono la linfa di un paese, non aiuti alla vita e alla ricostruzione, ma più immigrazione. Persino in queste ore drammatiche si parla di regolare 600.000 clandestini. Molti morti, poche nascite e recessione economica. Quanto starà il sistema Italia a saltare? Sembra che abbiamo più passato che futuro.

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