Un triste risveglio

 

di Piero Cividalli

La lettera di Tullio Sonnino ha risvegliato in me i tristi momenti di un lontano passato. Era il 1938 quando – con le leggi razziali – fui espulso dalla scuola pubblica italiana e – traumatizzato – dovetti lasciare l’Italia per sempre. Mio padre, antifascista della prima ora, aveva preso immediatamente la decisione di trasferire altrove la sua famiglia. Come altri ebrei italiani decise di tentare la via della Palestina, cosa non facile ai tempi del mandato inglese che non favoriva l’immigrazione di un forte numero di ebrei. Partì con un visto turistico di tre mesi ma aveva già provveduto a lasciare mia madre con i suoi cinque figli in Svizzera.

A Losanna, dove ci eravamo stabiliti, non eravamo gli unici ebrei italiani e mi trovai vicino a amici fiorentini che poi ritrovai anche a Tel-Aviv. Ottenuti i permessi necessari ci trasferimmo a Tel-Aviv dove passammo gli anni della seconda guerra mondiale. Non furono anni facili; a parte le ristrettezze economiche dovite alla mancanza di lavoro per mio padre, c’era la preoccupazione continua per la famiglia e gli amici che avevamo lasciato in Italia. Sapevamo delle difficoltà per chi, degli ebrei, erano rimasti là dove erano nati, e l’ansia aumentò dopo l’invasione dei tedeschi in parte del territorio italiano. Anche se non eravamo a conoscenza di tutti i particolari della persecuzione degli ebrei, eravamo coscenti del pericolo e dei tormenti che correva chi non aveva lasciato l’Europa insanguinata per tempo. Non ho mai dimenticato quell’ansia e quel terrore, come non ho mai dimenticato ne perdonato ai fascisti lo schiaffo ricevuto nel 1938. Eppure gli antenati di mio padre e di mia madre erano italiani da secoli. A tutt’oggi gli italiani non hanno preso coscenza del loro passato e a cosa li ha portati il fascismo. E che figura quel piccolo re che nel 1938 firmò le leggi contro gli ebrei e che nel 1946 mia madre trovò, esule, in Alessandria d’Egitto, ospite non desiderato di una facoltosa famiglia di ebrei italiani residenti là. Era la famiglia Ambron, amici dei miei genitori. Non dico altro ma con tutta la nostalgia per un’Italia ormai perduta, non posso tornarci neanche in visita senza un senso particolare di contrasto e forse anche di rancore verso quella parte degli italiani che hanno contribuito alla grande vergogna di aver permesso a parte dei loro concittadini di essere trattati come esseri umani di seconda categoria.

Fonte: Comitati degli Italiani Residenti all’Estero (Comites) – Israele

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