Un voto spazzatura

epa06401807 Palestinian Foreign Minister Riyad al-Maliki speaks during an United Nations General Assembly emergency special session to vote on a non-binding resolution condemning recent decisions about the status of Jerusalem at United Nations headquarters in New York, New York, USA, 21 December 2017. The vote in the General Assembly comes in response to US President Donald Trump's recent announcement that the Untied States is planning to move its embassy to Jerusalem, and a veto of a similar resolution by the United States in the UN Security Council earlier this week. EPA/JUSTIN LANE

di Sergio Rame

È un risultato quasi scontato quello che arriva dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che a stragrande maggioranza vota contro la decisione di Donald Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele. Soltanto nove gli Stati che si sono schierati dalla parte degli Stati Uniti nella plenaria richiesta dai rappresentanti di Turchia e Yemen in seguito al veto posto il 19 dicembre dagli Stati Uniti a una bozza di risoluzione simile proposta dall’Egitto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu. “

Sergio RAME

Sergio Rame

“Questo voto finisce nel secchio della spazzatura della storia”, ha dichiarato l’ambasciatore israeliano Danny Danon precisando che il suo Paese “non verrà mai cacciato da Gerusalemme”.

F1508

Danny Danon

La linea della comunità internazionale in merito al conflitto israelo-palestinese è da decenni molto chiara, almeno a parole: la soluzione sta in due Stati, con la creazione di uno Stato palestinese entro i confini del 1967 e Gerusalemme capitale per entrambi.

La decisione di Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale d’Israele ha messo in crisi questo assunto. Una mossa, bollata dai Paesi arabi come “una minaccia alla pace”, che ha acceso nuove proteste e scontri in Medio Oriente e ha dato il via a una battaglia diplomatica approdata oggi all’Assemblea generale dell’Onu.

Lo stesso testo che lunedì scorso era stato presentato in Consiglio di Sicurezza, ottenendo il via libera di quattordici Paesi su quindici (Italia compresa), ma che era stato bloccato dal veto degli Stati Uniti.

1513874377-lapresse-20171218223057-25300817

“Questo giorno sarà ricordato”. L’ambasciatrice degli Stati Uniti alle Nazioni Unite, Nikki Haley, ha apertamente messo in guardia i Paesi contrari al riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele. “Questo voto rende diverso il modo in cui gli Stati Uniti guarderanno alle Nazioni Unite e come guarderemo ai Paesi che ci mancheranno di rispetto all’Onu”, ha messo i chiaro assicurando che Washington non intende in alcun modo tornare indietro sulla decisione.

Mevlut Cavusoglu

Mevlut Cavusoglu

“Questo è bullismo”, ha replicato il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu. “Non ci lasceremo intimidire, il mondo è più grande di cinque nazioni”, ha aggiunto facendo allusione ai membri permanenti al Consiglio di sicurezza Onu. “Potete essere forti – ha, quindi, concluso – ma ciò non vuol dire che abbiate ragione”. Ma la Haley ha a sua volta ribattuto: “Sarò onesta con voi, quando noi facciamo generosi contributi all’Onu, abbiamo anche la legittima aspettativa che la nostra buona volontà sia rispettata”.

Riyad al-Malki

Riyad al-Malki

Anche il ministro degli Esteri palestinese Riyad al-Malki ha tenuto una posizione molto dura davanti all’Assemblea generale accusando apertamente Trump. “Non danneggerà lo status di Gerusalemme – ha detto – ma il ruolo degli Stati Uniti come mediatori nel processo di pace in Medio Oriente”. “Non si può immagine un piano per la pace escludendo Gerusalemme”, ha proseguito il capo della diplomazia dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) invitando tutti i Paesi del mondo devono rifiutare “il ricatto” e “l’intimidazione” degli Stati Uniti. “La storia incide i nomi, ricorda i nomi – ha concluso – il nome di coloro che sono dal lato giusto e di coloro che mentono”.

(Giornale)

 

 

Condividi