Una città per due capitali

4bk65425daa7878ltp_800C450

di Antonio Ferrari –

Chi tocca Gerusalemme muore. Non è una sterile minaccia. È la realtà. Se il dialogo tra le due parti si inaridisce fin quasi a spegnersi e se prevale l’arroganza, torna impetuosa e inarrestabile la violenza. Quanto stiamo seguendo è il segnale più allarmante delle tensioni innervate nel conflitto israeliano-palestinese, che ancora una volta trova il suo epicentro nel cuore di Gerusalemme dove convivono i luoghi-simbolo delle tre maggiori religioni monoteiste.

Antonio Ferrari

Antonio Ferrari

Si è dimenticato in fretta che la seconda intifada è cominciata a causa di un tunnel sotto la Spianata di Al Aqsa, il terzo luogo più sacro dell’Islam, a ridosso del Muro del Pianto, luogo santo per gli ebrei.

Si è dimenticato rapidamente che il più alto ostacolo per raggiungere la pace è proprio l’assetto di quella che, piaccia o no, un giorno sarà la capitale di due Stati, con riconoscimento internazionale della storica area che comprende e racchiude i simboli della fede di cristiani, ebrei e musulmani. Non esistono alternative alla soluzione dei due Stati, Israele e Palestina, che vivano l’uno accanto all’altro.

Re Abdallah di Giordania e Benjamin Netanyahu,

Re Abdallah di Giordania e Benjamin Netanyahu

Tanti hanno cercato di far deragliare questa idea-forza, con risultati disastrosi. Ci ha provato il primo ministro Benjamin Netanyahu, che non è Ben Gurion, nè Dayan, nè il martire Yitzhak Rabin, nè Sharon e neppure Olmert, e che pensa di dondolarsi sull’amaca tra destra ed estrema destra. Re Abdallah di Giordania, saggio custode della Spianata delle Moschee, è indignato. Il presidente palestinese Abu Mazen, che conta sempre meno, è vittima dello strapotere di Hamas, padrone di Gaza. Beffa del destino. La forza di Hamas, che fu favorito da Israele, è proporzionale all’impossibilità di raggiungere un accordo di pace.

 ( Corriere della Sera )

 

Condividi