Una spy story chiamata Ratafia
Il grande lavoro del Mossad
contro le armi chimiche

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di Paolo Levi –

Nome in codice: Ratafia. Un’operazione congiunta dei servizi segreti di Israele e Francia ha consentito, già prima del 2011, quando cominciò la guerra in Siria, di strappare preziose informazioni sul programma di armi chimiche del presidente siriano Bashar Al-Assad. Un lavoro di fino, con risvolti psicologici, che supera la fantasia anche del più talentuoso degli sceneggiatori cinematografici.

Paolo Levi

Paolo Levi

Per anni, un ingegnere siriano responsabile del programma chimico di Damasco si è fatto ingannare da un folto gruppo di 007 franco-israeliani in nome di una priorità ritenuta «vitale» in entrambi i Paesi: la lotta alla proliferazione e all’uso di armi chimiche. Rivelata da Le Monde la notizia consente anche di valutare ciò che gli occidentali sapevano realmente delle armi di Assad tre anni prima dei massacri dei 2013.
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Tutto comincia nel 2008. A Damasco, una talpa del Mossad riesce ad «identificare» e poi «agganciare» l’ingegnere siriano coinvolto nel programma chimico. All’epoca, il progetto di armamenti della Siria, con circa 10.000 dipendenti, è un obiettivo prioritario del Mossad. Lo scopo non è eliminare i responsabili ma intercettare, appunto, fonti siriane affidabili per raccogliere informazioni sui legami con gli alleati iraniani, russi o nord coreani e identificare le filiere di approvvigionamento.

Yossi Cohen

Yossi Cohen

A Damasco la talpa viene incaricata di convincere l’ingegnere ad uscire dalla Siria per poi essere «avvicinato» dal Mossad. Lui lo seduce con l’idea di viaggi a Parigi, dove potrà preparare il lancio di una futura società di import-export. Descritto come romantico e sognatore, l’ingegnere si lascia convincere. Nella capitale francese, posa le valigie in un albergo, un imprenditore dal cognome italiano di cui fa rapidamente conoscenza diventa suo confidente e consigliere. Insieme, frequentano i bar di grandi alberghi come il Georges V, assistono a spettacoli e music-hall, anche se il siriano rifiuterà un invito al Crazy Horse.

FILE - In this Wednesday, Aug. 28, 2013 citizen journalism image provided by the United media office of Arbeen which has been authenticated based on its contents and other AP reporting, members of the UN investigation team take samples from sand near a part of a missile that is likely to be one of the chemical rockets according to activists, in the Damascus countryside of Ain Terma, Syria. Russia's proposal to place Syria's chemical weapons stockpile under international control for dismantling would involve a lengthy and complicated operation made more difficult by a deep lack of trust. Syria is believed by experts to have 1,000 tons of chemical warfare agents scattered over several dozen sites across the country, and just getting them transferred while fighting rages presents a logistical and security nightmare. (AP Photo/United media office of Arbeen)

Alle ballerine sexy dice di preferire il popolarissimo music-hall «Mamma mia!». L’amico gli mette anche a disposizione l’auto con autista. Per l’ingegnere difficile non appassionarsi a questa nuova vita, piena di divertimenti e prospettive professionali, nello scintillio della Ville Lumière.

In realtà, però il nuovo amico è una spia come, del resto, tanti suoi interlocutori parigini, tra imprenditori, chauffeur, intermediari: tutti agenti del Mossad. Delle intercettazioni in auto, albergo, computer dell’ingegnere siriano, si occupano invece i servizi francesi. È l’inizio dell’operazione «Ratafia» che durerà per anni. Anche perché lui, a quanto pare, è molto simpatico, ma prima di sbottonarsi sui segreti dell’arsenale di Assad ci vorrà tempo. Nel 2011, le informazioni raccolte porteranno, tra l’altro, l’Unione europea a congelare i beni del Centro Siriano per gli studi e la ricerca scientifica (Cers) pilastro del programma chimico di Damasco.

  (La Stampa )

 

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