Unesco, ci vorrebbe
un nuovo Reagan

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 Superata la rabbia, l’indignazione e lo sgomento  del primo momento proviamo con maggiore freddezza a ritornare sulla doppia vergognosa risoluzione dell’Unesco che ha deciso di far indicare in arabo l’area del Monte del Tempio e che ha denuncia fantomatici “danni materiali” perpetrati da Israele

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L’Unesco è un organismo delle Nazioni Unite e l’Onu purtroppo è ormai un’organizzazione in cui non siedono solo Paesi dove regnano le democrazie. Anzi. I regimi autoritari non si contano e, quello che è peggio, aumenta sempre più una sorta di “prevaricazione” dell’Occidente. E il paradosso è che in questa organizzazione intergovernativa che perde sempre più valore Israele è praticamente l’unico paese ad essere considerato colpevole della violazione dei diritti umani da parte del cosiddetto Consiglio per i diritti umani.

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Non c’è alcun dubbio: con  le due risoluzioni Unesco abbiamo assistito ad una sporca operazione di revisionismo storico, una decisione radicalmente antisemita, che ha negato apertamente la storia del Giudaismo e degli ebrei. Ogni traccia della presenza ebraica a Gerusalemme è stata selvaggiamente eliminata, una spudorata macchina della menzogna è arrivata addirittura ad accusare gli ebrei di aver “installato finte tombe ebraiche”.

E così ci ritroviamo davanti ad un ulteriore passo in avanti in quella mastodontica e infame opera di delegittimazione in atto denunciata già sei anni fa dal Reut Institute di Tel Aviv, l’efficiente thin thak che ha il compito di “individuare le lacune nella politica attuale e le migliori strategie per Israele ed il mondo ebraico”. Non si possono chiudere colpevolmente gli occhi davanti ad una serie di pericolose vicende che stanno avvalorando e supportando principi revisionisti, antisionisti e antistorici.

epa05583871 (FILE) The file picture dated 24 January 2010 shows Arab women walking past the Dome of the Rock on the Temple Mount in the Old City of Jerusalem, Israel. Following a Palestinian initiative, an UNESCO formal decision on 13 October 2016 denies a Jewish link to the Temple Mount and the Western Wall. Twenty-four countries supported the resolution, six voted against it and 26 members abstained. EPA/OLIVER WEIKEN

Già, perché che tipo di operazione si sta compiendo, se non il tentativo di delegittimazione globale, quando vedi l’Unione europea cancellare dalla lista nera del terrorismo mondiale Hamas e, più o meno contemporaneamente, il Consiglio dei diritti umani di Ginevra decide di redigere una “lista nera” delle aziende che fanno affari nei Territori amministrati da Israele? Oppure quando viene manipolata l’attenzione del mondo, con i maggiori quotidiani e le più importanti televisioni che oscurano e nascondono il sangue della terza Intifada e, nel contempo, pubblicano e inseguono strampalati sondaggi (come quello del Jdd, il Journal du Dimanche) da cui emerge che il sessanta per cento dei francesi addossa agli ebrei parte della responsabilità per l’antisemitismo? Oppure, ancora, quando sei costretto a registrare il crescente antisemitismo della Svezia (a Malmö ormai da anni si  susseguono crescenti attacchi alle comunità ebraiche ) e, nello stesso tempo, in Olanda il vice primo ministro Maxime Jacques Marcel Verhagen, è colto da improvvisa folgorazione e suggerisce di spostare lo stato ebraico in Galizia?

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Hamad Bin Abdulaziz Al Kawari

Ma non bisogna guardare tanto lontano per rendersi conto di quello che sta succedendo: l’astensione dell’Italia alla risoluzione dell’Unesco è figlia di una alleanza scellerata con il Qatar tesa a far eleggere l’ex ministro della Cultura Hamad Bin Abdulaziz Al Kawari, attualmente “consigliere culturale dell’emiro” al Thani, nuovo direttore dell’Onu per Educazione, Scienza e Cultura dell’Onu. Come si possa pensare di collocare alla guida dell’organismo che deve promuovere la cooperazione internazionale nei campi dell’educazione, della scienza e della cultura, al fine di contribuire al mantenimento della pace e della sicurezza internazionali attraverso la migliore comprensione tra le nazioni, un uomo del Qatar,  cioè del Paese che, secondo il vice segretario Usa al Tesoro, David Cohen (il responsabile di tutto ciò che riguarda lotta al terrorismo e operazioni di intelligence), da tempo “raccoglie sistematicamente fondi per gruppi estremisti a cominciare dall’Isis”, come si possa solo pensarlo, dicevamo, non solo è francamente incomprensibile ma è anche ingiustificabile (imbarazzante il tentativo a cose fatte del governo Renzi di recuperare una scelta politicamente suicida).

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Khalid Mohammed al Attiyah e Roberta Pinotti

E tutto è avvenuto per un pugno di petroldollari, il ministro della Difesa Roberta Pinotti e l’omologo del Qatar Khalid Mohammed al Attiyah, hanno firmato nello scorso gennaio  un protocollo d’intesa nell’ambito della cooperazione tra la Marina militare italiana e quella qatariota, un contratto di quasi quattro miliardi di euro per la fornitura da parte di Fincantieri di quattro corvette, una nave anfibia, e due pattugliatori, complete dei sistemi d’arma, e dei servizi di supporto in Qatar.

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Orlando, Barghouti e De Magistris

Ma non solo diplomazia internazionale, cosa si deve pensare a casa nostra nel cuore del Mediterraneo, quando due grandi città, vecchie capitali ricche di storia come Napoli e Palermo conferiscono la cittadinanza onoraria ad Abu Mazen e Marwan Barghouti, che di certo non sono i “Mandela palestinesi” come qualcuno grottescamente li ha definiti?

Ma ritorniamo al punto di partenza, alla vergogna della risoluzione che ha deciso di far indicare in arabo l’area del Monte del Tempio.     La verità è che l’ Unesco non ha mai svolto in pieno la sua funzione. Tutt’altro.

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Ronald Reagan

Nel 1984 gli Stati Uniti, sotto la presidenza di Ronald Reagan, se ne andarono sbattendo la porta perché l’organizzazione era chiaramente del tutto dipendente dall’Unione Sovietica e perseguiva interessi contrari a quelli della libertà e dei valori occidentali. Più o meno quello che sta avvenendo oggi per le  “pressioni” dei Paesi islamici. Gli Stati Uniti rientrarono quasi venti anni dopo e quando nel 2011 l’Autorità palestinese fu ammessa come membro dell’organizzazione bloccarono il loro contributo finanziario.

La sensazione è che siano maturi i tempi per un altro gesto clamoroso, gli Stati Uniti dovrebbero nuovamente lasciare l’Unesco, indicare una nuova strada per la libertà e per l’Occidente. E non dovrebbero essere i soli.

 

 

 

 

 

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Gianpaolo Santoro

Gianpaolo Santoro

Giornalista