Un’utopia chiamata
Stato unico binazionale

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di Riccardo Ghezzi –

L’incontro Netanyahu-Trump alla Casa Bianca probabilmente partiva già male a causa di una sublimazione dell’attesa. In tanti, troppi, hanno pensato ad un evento storico e risolutivo, dalla portata più vasta rispetto a ciò che realmente è stato. E forse si poteva prevedere sin dall’inizio, anche se è sempre facile analizzare a posteriori. “Aspettiamo il giorno dell’incontro, poi vediamo” era il mantra che ci si ripeteva dopo varie marce indietro di Trump, come nel caso del trasferimento dell’Ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme, e inestricabili confusioni sulla questione insediamenti in West Bank alimentate da interpretazioni in malafede del comunicato della Casa Bianca in merito alla questione.

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Riccardo Ghezzi

Aspettiamo l’incontro, dicevamo. Risolverà tutto, dubbi compresi. Invece si è trattato di un semplice scambio di cortesie, con il corollario di una conferenza stampa e qualche commento. I giornali non ci hanno capito granché, ma la cosa ormai non stupisce più.
Ci si è svegliati con titoloni roboanti come “Palestinesi furiosi, Trump dice addio alla soluzione a due stati”.

Falso. In realtà, il presidente americano ha evitato di riproporla come unica e dogmatica possibilità, non seguendo più l’esempio dei predecessori. Non ha però mai detto di non ritenerla più un’opzione valida, men che meno l’ha motivato. I giornalisti, tanto per cambiare, hanno lavorato un po’ di fantasia, volendo forse costruire una notizia là dove non c’era.

Cosa ha detto, invece, Donald Trump? Semplicemente che sono le parti in causa a dover escogitare una soluzione per arrivare alla pace, accordandosi tra loro. “Fate voi”. Decidete voi, israeliani e palestinesi. Qualunque idea andrà bene, comprese “i due stati o lo stato unico binazionale”.

palestine-israel-flags-hands-original-photo-graphic-elaboration-42460940Parole che, onestamente, lasciano perplessi. Non tanto per lo scarso interesse dimostrato da Trump e ancor di più la scarsa cortesia nel non essersi sufficientemente preparato in vista di un incontro con Netanyahu, quanto per aver anche solo paventato tra le possibilità quella dello “stato unico binazionale”.
Una acclarata follia per chiunque si occupi di Medio Oriente, per interesse storico, politico o anche solo per hobby.
Trump non ha la benché minima idea di cosa fare per dettare la linea dell’amministrazione americana sul conflitto arabo-israeliano, oltre ad aver dimostrato scarso interesse e scarsa dimestichezza sull’argomento.

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Hillary Clinton

Un peccato, per un presidente che a parole si era presentato come amico di Israele e in tale veste era stato sostenuto da tanti che invece hanno ritenuto che Hillary Clinton avesse devastato il Medio Oriente durante il suo mandato da segretaria di stato.
Nella parole di Donald Trump ravvisiamo un solo fattore positivo: quello di ritenere le parti in causa, Israele e arabi palestinesi, attori determinanti in qualsiasi trattativa di pace. In eventuali decisioni future, probabilmente attuate di concerto tra Putin e Trump, né Israele né le autorità palestinesi saranno quindi tenute all’oscuro. Forse. La scelta di non interventismo da parte degli Usa, che di fatto evita di prendere una posizione netta, ci lascia però perplessi.
Quel che è certo è che l’idea dello stato unico binazionale non è la risposta adeguata: sarebbe l’anticamera di una guerra demografica combattuta probabilmente dalle fazioni più fondamentaliste e oltranziste dei due schieramenti, in uno scenario ancora peggiore rispetto a quello della ex Jugoslavia o dell’Irlanda del Nord.
Da oggi, quindi, sappiamo che Trump non ha alcuna opinione su possibili soluzioni in Medio Oriente. Ed è un peccato, avendoci creduto e sperato. Ma c’è ancora tempo per cambiare.

(L’Informale)

 

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