Vade retro Céline

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Louis-Ferdinand Céline

di Anais Ginori –

Alla fine non saranno pubblicati i pamphlet antisemiti di Louis-Ferdinand Céline. Gallimard ha rinunciato ieri al progetto editoriale annunciato nei mesi scorsi. La casa editrice voleva riprendere l’edizione canadese con le note critiche curate dal professore Régis Tettamanzi nel 2012, aggiungendo una prefazione dello scrittore Pierre Assouline.

Anais Ginori

Anais Ginori

La notizia della riedizione in un unico volume dal titolo Écrits polemiques (Scritti polemici), di Bagatelle per un massacro (1937), La scuola dei cadaveri (1938), La bella rogna (1941), mai ripubblicati dopo la fine della Seconda guerra mondiale, era stata accolta dalle reazioni allarmate del Crif, il Consiglio rappresentativo delle istituzioni ebraiche, della Lega internazionale contro il razzismo e l’antisemitismo (Licra), dello storico Serge Klarsfeld, preoccupati per gli elementi di «incitamento all’odio» contenuto nei testi.

Serge Klarsfeld

Serge Klarsfeld

Con un gesto inedito, il prefetto delegato alla lotta contro il razzismo e l’antisemitismo, Frédéric Potier, aveva mandato una lettera e incontrato Antoine Gallimard il 19 dicembre. «In un contesto in cui il flagello antisemita va combattuto con forza, le modalità di presentazione al grande pubblico di questi scritti vanno pensate attentamente» aveva detto Potier, che ora nega qualsiasi tentativo di censura. «Ho semplicemente voluto ricordare all’editore la sua responsabilità».

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La casa editrice ha tentato per qualche settimana di resistere alla pressioni, promettendo un imponente apparato critico e sottolineando la necessità di pubblicare i testi prima che diventino di dominio pubblico tra due anni. Ma ieri la maison ha preso atto che non è possibile avanzare “serenamente” nel progetto. «In nome della mia libertà di editore e della sensibilità che ho maturato in quest’epoca – afferma Gallimard – sospendo questo progetto, considerando che non ci sono le condizioni metodologiche e memoriali per svilupparlo».

Antoine Gallimard

Antoine Gallimard

Quando è cominciata la polemica, Gallimard aveva fatto l’esempio di Mein Kampf che sarà pubblicato a marzo da un altro prestigioso editore francese, Fayard, dopo una lunga consultazione con un gruppo di storici e la garanzia di un apparato critico, com’è già accaduto in Germania. « Mein Kampf è un documento che può servire a capire alcuni movimenti storici» dice Potier a Repubblica. «Nel caso di Céline – continua – sono testi letterari, un vero e proprio delirio, un fiume di insulti verso gli ebrei».

Frédéric Potier,

Frédéric Potier

Il prefetto si limita adesso a “prendere atto” della rinuncia di Gallimard che ha fatto capire quanto sia sofferta la sua decisione. «I pamphlet di Céline appartengono alla storia dell’antisemitismo francese più infame» ha detto l’editore. «Condannarli alla censura ostacola la ricerca delle loro radici e dell’ideologia di cui si nutrono, creando una curiosità malsana, mentre dovremmo poter esercitare la nostra capacità di giudizio».

Chi difende la pubblicazione dei pamphlet ricorda che in ogni caso i testi circolano già ampiamente su Internet, per giunta senza analisi critica. E l’edizione canadese è facilmente acquistabile su Amazon. «Sono i limiti della nostra giurisprudenza in materia di circolazione delle opere a livello globale» ammette Potier che però vanta il lavoro del suo ufficio nella lotta all’antisemitismo online, con la richiesta di cancellare solo nell’ultimo anno un centinaio di tweet, decine di pagine Facebook e un canale YouTube dedicato al negazionismo.

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Dieudonné M’bala

Gli spettacoli antisemiti del comico Dieudonné, banditi nel 2015, sono ricominciati da tempo. «Le battute sono state epurate, e noi continuiamo a vigilare», dice Potier. Secondo il ministero dell’Interno, nel 2017 gli attacchi antisemiti sono diminuiti del 20 per cento ma ci sono stati casi terribili nella comunità ebraica, come l’omicidio di una parigina, Sarah Halimi, nell’aprile scorso. L’ufficio di Potier, il Dilcrah, esiste dal 2012 e dispone di 3 milioni di euro per finanziare diverse azioni di sensibilizzazione. «Purtroppo sappiamo che l’antisemitismo non è una parentesi che si è chiusa con la fine della guerra» conclude Potier.

(Repubblica)

 

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