Venticinque anni dopo
la strage dell’Ambasciata di Baires
il pericolo è sempre l’Iran

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Fu una strage. Ventinove morti e 250 tra feriti e mutilati, venne sventrata l’ambasciata israeliana a Buenos Aires, nel Paese dove viveva la più grande comunità ebraica dell’Almerica Latina. Sono passati 25 anni ma la ferita è ancora aperta, apertissima.

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Benjamin Netanyahu

“L’Iran è responsabile di oltre l’80 per cento dei problemi di sicurezza di Israele” ha ricordato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, citando i dati di una delle agenzie di sicurezza del paese durante una cerimonia al Ministero degli esteri in occasione dei 25 anni dall’attentato contro l’ambasciata d’Israele a Buenos Aires.

“Non ci hanno intimoriti – ha detto Netanyahu – e dai tempi dell’attentato in Argentina, Israele è diventato molto più forte”. Esortando la Russia a dire “niet” a operazioni iraniane vicino ai confini d’Israele, Netanyahu ha detto che fu chiaro fin dall’inizio che c’era l’Iran dietro all’attentato del 1992: “Fu l’Iran a volerlo e pianificarlo, anche se poi fu realizzato da Hezbollah, che fa quello che gli dice Teheran”.

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L’attentato contro il centro ebraico Amia di Buenos Aires

E se quell’attentato non fosse bastato a dimostrare le dimensioni dei tentacoli terroristici dell’Iran, ha aggiunto Netanyahu, due anni dopo ci pensò l’attentato contro il centro ebraico Amia di Buenos Aires (87 morti, più di 100 feriti) a confermare i disegni della Repubblica Islamica.

“L’Iran è il più grande generatore di terrorismo al mondo” ha concluso Netanyahu, sottolineando la necessità di combattere questo terrorismo che è solo una delle armi d’aggressione cui fa ricorso l’Iran, che intanto “continua a minacciare Israele di distruzione”.

(Israelenet)

 

 

 

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