Videoconferenza con Dalla Pergola
parlando di Israele, unità e Covid

Sergio Della Pergola

Si è tenuta una interessante videoconferenza, organizzata dalla Federazione delle Associazioni Italia-Israele, dalla Comunità ebraica di Napoli, dalle Associazioni Italia Israele di Napoli, di Salerno e di Poggiomarino, nonché dall’Associazione Bezabel, presieduta dal professor Francesco Lucrezi che ha anche moderato l’incontro al quale hanno preso parte tra gli altri Giuseppe Crimaldi, presidente nazionale della Federazione Italia Israele, Amedeo Cortese, Ernesto Pintore, Ariel Finzi, Rabbino della Comunità di Napoli, Lyda Schapirer, presidente della Comunità ebraica di Napoli, su “Nuovi scenari in Israele. Tra politica e Coronavirus” tenuta dal professor Sergio Della Pergola.

Francesco Lucrezi

Della Pergola, triestino, figlio di Massimo Della Pergola, inventore della schedina del Totocalcio, è uno statistico, saggista e accademico italiano naturalizzato israeliano. Insegna demografia e studi sulla popolazione all’Università Ebraica di Gerusalemme ed è considerato il massimo esperto sulla popolazione ebraica mondiale. È sposato con Miriam Toaff, figlia del rabbino Elio ed ha quattro figli. Della Pergola, nel suo intervento, ha ricordato come l’emergenza sanitaria scoppiata anche in Israele sia stato uno dei fattori che hanno portato alla formazione del governo tra Gantz e Netanyahu, mettendo fine alla lunga incertezza politica che perdurava in Israele dopo ben tre elezioni legislative consecutive che avevano portato ad un pericoloso stallo politico.

Benny Gantz e Benjamin Netanyahu

La crisi sanitaria ha imposto un governo di unità nazionale fra i due maggiori contendenti che si sono accordati per darsi il cambio al comando dell’esecutivo come successe negli anni ’80 fra Shamir e Peres.  Della Pergola non sa, conoscendo il carattere di Netanyahu, del quale ne apprezza la figura di statista e la solida preparazione (Il primo ministro si è laureato anche all’Università di Harvard), se il patto verrà, effettivamente, rispettato.

In ogni caso, Israele ha reagito meglio di altri Paesi alla pandemia di coronavirus riportando un numero modesto di morti, circa 280, per varie ragioni, tra le quali la profonda disciplina del popolo abituato ad altre emergenze dovute al lancio dei missili palestinesi.

Il futuro dello Stato ebraico, nonostante le continue minacce e i razzi puntati contro dai tanti nemici che lo circondano, come l’Iran, che ne vogliono la distruzione, appare lo stesso roseo perché nel Paese si respira molto ottimismo. Ciò è dovuto anche al fatto che è un Paese con un’età media giovane e un tasso di natalità più alto di tutti i Paesi dell’Occidente. Il tasso di crescita annuale della popolazione, nel 2015, è stato del 2,0%, di tre volte più veloce rispetto alla media dell’OCSE. Israele è un Paese che investe sui giovani e che corre velocissimo.

(f.m.)

 

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