Vignette e vignettisti

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di Michael Sfaradi-

Vorrei fosse chiaro a coloro che leggeranno questo articolo che il sottoscritto non ha nulla contro i vignettisti, anzi, stimo la maggior parte di loro e come già scrissi nel lontano 21 marzo del 2008, in un articolo che fu pubblicato dal sito Informazionecorretta.com al link: http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=999920&sez=120&id=23974  I vignettisti sono attori molto particolari nel mondo del giornalismo proprio perché il loro lavoro, fatto di disegni, deve arrivare completo al lettore e per questo è giusto e necessario che godano di un’ampia libertà nella manifestazione dei loro pensieri. Per forza di cose non hanno dalla loro la possibilità di spiegare e approfondire il messaggio che è, e deve essere, una fucilata. Proprio per questo le loro matite diventano il mezzo più rapido ed efficiente per mettere alla berlina il potente di turno e ridimensionarne il potere davanti agli occhi della gente comune. Sono gli eredi dei giullari di corte.

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Michael Sfaradi

Considerando però che in passato, sia nei regimi di stampo fascista o nazista quanto in quelli di stampo comunista, le vignette sono state il mezzo preferito per incanalare l’odio di massa verso le minoranze, per non farsi strumentalizzare dal potere è necessario che certi limiti non vengano superati.

58629814Di conseguenza la sacrosanta libertà di pensiero, di cui i vignettisti debbono godere anche più degli altri operatori dell’informazione, deve essere garantita da una profonda onestà intellettuale, e quando questa onestà viene a mancare sia le vignette che gli autori perdono la loro natura sarcastica e, come già detto, diventano odioso mezzo di propaganda che sfocia nella migliore delle ipotesi in una forma di fastidio emotivo più o meno subliminale, nella peggiore in vero e proprio odio palese.
Il popolo ebraico, lasciatemelo scrivere, è probabilmente quello che più di ogni altro ha sentito, e continua a sentire, questo odio che si riaffaccia ciclicamente e che troppo spesso viene pompato proprio da certa informazione ormai non più di nicchia.

58444858_10157734536359063_49È sotto gli occhi di tutti che le grandi testate internazionali, un tempo garanti della democrazia, si siano trasformate nei portavoce di chi decide quello che la gente deve pensare, di chi decide che non ci sono più limiti da rispettare. Questo, unito alla schiera di “Yesman” pronti a fare giornalismo non come missione ma come semplice mestiere, in fondo tutti tengono famiglia, ha creato il quadro che è sotto gli occhi di chi non è in malafede e non ha paura di guardare.
Con il tempo l’antisemitismo è diventato antisionismo e, con la coscienza smacchiata da un semplice sinonimo, in troppi negli ultimi anni, sdoganati da un andamento che ha interesse a mantenere uno stato di tensione continua, si sono permessi di arrivare a livelli di istigazione tipici delle dittature del passato.

E con questo non mi riferisco al concorso della vignetta antisemita sponsorizzato dal governo degli Ayatollah, concorso che se la memoria non mi inganna è stato vinto in varie edizioni proprio da vignettisti italiani.
Nel tempo il Popolo Eletto, bisogna pur sopravvivere, è riuscito a sviluppare un sesto senso che aiuta a riconoscere nelle battute dei comici, nelle barzellette o nelle vignette, che sono il tema di questo articolo, quando c’è la battuta che ha come fine una risata o quando dietro a quello che dovrebbe essere uno scherzo o una presa in giro si nascondono invece delle gocce di veleno.

58443713_10157734537094Da cosa possiamo riconoscere la mancanza di onestà intellettuale in una vignetta o nel suo autore? Non è una domanda facile, e la risposta, se vogliamo, è forse ancora più complicata, ma basta un minimo di sensibilità per sentire l’istinto che ci dice che qualcosa non quadra prima ancora che il cervello si metta a ragionare.
Dando uno sguardo al passato ricordiamo che le vignette di Forattini, che con Israele non è mai stato tenero, suscitarono proteste perché già si sentiva che i limiti del buongusto stavano per essere scardinati. In particolare quella del 3 aprile 2002 su “La Stampa” che raffigurava un carro armato israeliano, contrassegnato con la stella di David, mentre punta il cannone verso una mangiatoia nella quale un bambino impaurito, identificabile in Gesù per via dell’aureola sul capo, esclamava: “Non vorranno mica farmi fuori un’altra volta?!”.
Ma ciò che nel 2002 fece scalpore è niente in confronto a quello che abbiamo visto negli ultimi anni, Vauro docet.
Un pezzo alla volta, l’istigazione ha preso il posto della satira fino all’esilio completo.
Le due vignette apparse nei giorni scorsi su uno dei più importanti quotidiani statunitensi, il New York Times, altro non sono che la punta dell’iceberg di un odio che viene costantemente alimentato in tantissimi modi.

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La vignetta antisemita di António Moreira Antunes, del N.Y. Times

Poco conta che poi, sotto la spinta delle proteste, la vignetta che raffigura il presidente Trump che con gli occhiali da non vedente viene portato a spasso da un cane guida con le fattezze di Netanyahu sia stata ritirata. E fa ancora più rabbia che il direttore e tutti i caporedattori abbiano scaricato le loro responsabilità dando la colpa al disegnatore. Chiunque abbia lavorato anche nella più stupida delle redazioni sa che nulla viene pubblicato senza l’autorizzazione di un responsabile.
C’è un aspetto però in questa vicenda che è ancora più grave, la vignetta in questione, lo si può vedere dalle immagini allegate a questo articolo, riprende nelle fattezze il tema dell’ebreo che porta a spasso il potere, già usato durante le peggiori dittature.
Quando scrivo di onestà intellettuale intendo proprio questo: è onesto disegnare e pubblicare oggi una vignetta che riporta un tema del genere? Sicuramente no. È mai stata pubblicata, dal New York Times o da altra grande testata, Fox esclusa, una vignetta così dirompente contro il presidente durante gli otto anni di presidenza Obama? Credo proprio di no e temi per attaccarlo, anche pesantemente, ci sono stati. Uno per tutti il mancato aiuto all’Ambasciatore Stevens durante l’attentato di Bengasi in Libia.

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Altra vignetta antisemita di António Moreira Antunes

Se c’è una selezione a monte su cosa dire e cosa no, su chi attaccare e chi no, l’informazione, anche nelle democrazie più solide, è vittima di un’autocensura che trasforma i media liberi in megafoni di propaganda e la storia ci insegna che propaganda di regime e antisemitismo vanno sempre a braccetto.
Il New York Times, e questo è risaputo, è la bibbia della sinistra statunitense e un attacco antisemita come quello messo in atto con la pubblicazione della vignetta è, per certi aspetti, ancora più grave. Dalle destre nostalgiche è facile aspettarselo, e quando succede i megafoni urlano con decibel impazziti, mentre quando arrivano dalle sinistre liberal, quelle dall’anima candita e immacolata perché portatrici della verità, della cultura e del progresso, debbono necessariamente essere sempre classificate come, magari pesanti, ma sempre critiche.

La rappresentazione dell’ebreo come un animale repellente che vuole dominare il mondo è un cliché del più classico antisemitismo della prima metà del XX secoloIl punto però è che parlando con la gente semplice, con le persone che nell’insieme formano il popolo israeliano in Israele ed ebraico nel mondo, ci si rende conto che l’antisemitismo di sinistra, il più attivo almeno negli ultimi venti anni, non gode più di alcun paravento e anche se in molti in seno all’ebraismo, soprattutto da chi ricopre incarichi importanti e per motivi ancora tutti da scoprire, tendono in qualche modo a coprirlo o peggio a giustificarlo.
Nella gente comune, invece, il sesto senso ebraico di cui ho scritto precedentemente ha raggiunto il limite di guardia. Per questo è giusto dire che non esiste solo un antisemitismo di destra post fascista ma anche di sinistra che segue ancora le linee guida di chi vorrebbe distruggere Israele modello soviet supremo, e che quest’ultimo, anche se qualcuno tende a sopportarlo e pochi hanno il coraggio di dirlo, va combattuto con la stessa forza con la quale si combatte ogni tipo di antisemitismo.
Perché l’odio verso il popolo ebraico, da qualunque lato arrivi, non potrà mai godere di alcuna certificazione Kosher.

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