Yossi ve Jagger. Una storia d’amore

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Provate a immaginare un festival del cinema a Teheran. Oppure a Mogadiscio, o a Casablanca, Tunisi, Algeri, Cairo, Damasco, Jakarta, Riyad, eccetera eccetera. Chiudete gli occhi e fantasticate (tanto durerà poco): alla prima di gala va in scena ” Yossi & Jagger”, un film breve ma intenso che racconta della storia d’amore tra due ragazzi, entrambi soldati di Tsahal, l’Esecito israeliano.
Per avere il polso e la misura dei giudizi c’è una condizione preliminare da assolvere: si deve prima nascere figli della civiltà e poi critici cinematografici; ma tanto un film come quello firmato dal regista Eytan Fox non lo vedrete mai sugli schermi dei cinematografi made in islam. La vicenda ruota attorno alla relazione fra due soldati israeliani, un ufficiale e il suo subalterno, che si trovano di stanza al confine con il Libano, di guardia in attesa di un attacco nemico (non è chiarito quale, ma è possibile che si tratti degli Hezbollah, le milizie islamiche radicali della popolazione sciita del Libano meridionale).

yossi2Yossi – che è militare in carriera – vorrebbe che la relazione restasse nascosta, mentre Jagger, che è un militare di leva, ha intenzione di presentare il suo compagno alla famiglia una volta terminato il servizio di leva. Due soldatesse giungono nell’accampamento, una delle quali innamorata di Jagger, ma non trova mai il momento per dirglielo. Un giorno il reparto viene incaricato di compiere un’operazione notturna che, però, si concluderà con esiti tragici. Solo quando Jagger è in punto di morte, Yossi riesce a dirgli che lo ama nonostante accanto a loro si trovi un altro soldato.
Pellicola struggente che indulge ai sentimenti forti, è vero. Ma quel che a noi qui interessa sottolineare è altro. Perché quest’opera ormi datata (è uscita nel 2002) affronta per la prima volta pubblicamente il tema dell’omosessualità nell’esercito in Israele, ottenendo nonostante il tema controverso un lusinghiero successo di pubblico e di critica soprattutto nella nazione produttrice, anche nell’Esercito.
Differentemente c’è stato chi ha voluto vedere in esso una sorta di propaganda in cui contrapporre una nazione democratica e libera (Israele) contrapposta, non solo militarmente, ad un mondo chiuso e rigido (quello islamico).

Israel is now marketing itself internationally as welcoming to the gay community. Participants in the annual gay pride parade in Jerusalem are shown here on July 29, 2010.

Paradossalmente, le critiche al regista si sono concentrate non sulla scelta della tematica omosessuale, bensì sul fatto che i rapporti sessuali fra ufficiale e sottoposto sono proibiti allo scopo di evitare abusi di autorità, e sarebbe quindi scorretto presentarli – come qui – sotto una luce positiva.

Importante è stata anche la scelta della colonna sonora del film, la popolarissima canzone israeliana BaNeshama (nell’anima), resa celebre dalla cantante israeliana Rita, significativamente fatta cantare durante lo stesso film ai protagonisti: le parole della canzone parlano infatti della necessità di “uscire dall’ombra” e di poter manifestare e condividere apertamente il proprio dolore e la propria identità.

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